lunedì, 18 agosto 2008
Non posso mandarti un sms, o richiamarti per dirtele a voce...
Parole che se ti avessi davanti in quest' istante non riuscirei a pronunciare, e che mi si soffocherebbero in gola.
Se solo riuscissi a descriverti... Spiegarti...
Ma non c' è scrittore, o poeta, che in qualche modo potrebbe esprimerti cosa... Come...
E', sentirti al telefono in sere come queste.
Arrampicarmi su una sedia, appoggiarmi al davanzale, socchiudere la finestra...
Sentire ma non ascoltare quello che dici, perdermi nella tua voce nel tentativo di non perderne nemmeno un tono.
Lasciarmi entrare dentro le tue parole, come sangue nelle vene, ossigeno al cervello, aria fresca nei polmoni.
Fino a sentire lo stomaco chiuso, il viso rigato, e risponderti che anche tu mi manchi.
Mi manchi da star male.
sabato, 07 giugno 2008
Il vento è cambiato.
Cambiato più di una volta.
Quattro anni fa, poi due anni dopo.
Adesso per l' ennesima volta.
Quasi paradossale scriverne adesso, proprio quando invece fuori dalla finestra c' è la calma più assoluta.
Va così; una scelta dopo l' altra, quando più quando meno obbligate, e finisce che ti ritrovi arrampicata sul trespolo, davanti al piccì a buttare giù quattro pensieri passati distrattamente per la mente.
Così distrattamente che poi ti ci soffermi, e vai a fondo e analizzi e... E "meglio non pensarci".
Finisce che ti ritrovi un sabato sera quando è ancora giorno, a non avere nulla da fare.
Come tante altre sere, del resto. Tutte, a dire la verità.
No, non è che la cosa mi pesi, figuriamoci; sono un animale solitario, sto bene da sola e non mi crea alcun problema.
Però poi, come mi fa notare qualcuno "non ti crea problemi, d' accordo, però è tanto più bello quando si ha un gruppo con cui uscire, quando ti coinvolgono, ti chiedono se va bene o se hai qualche altra idea". Con cui ridere e sparare quattro s... ciocchezze.
Sì è bello; me lo ricordo quando eravamo quindici, venti persone ogni volta.
O quando eravamo solo quattro più le due gemelle, che dopo due anni ancora le confondevo, e qualcun altro sempre pronto a far casino.
Me lo ricordo bene.
Ma il vento cambia e non sempre a favore.
Così ci siamo perse anche noi, quelle tre che sarebbero rimaste sempre insieme, perchè "noi non cambieremo mai".
Mi sarebbe bastata una scelta di comodo, nonostante tutto, per salvare se non quel trio, almeno i week end e una settimana d' estate; e adesso probabilmente sarei appena uscita di casa per andare a cena e poi essere portata in giro per la città, tra locali e discoteche. Finendo la serata so ben io dove.
... E c' è ancora qualcuno che viene a dirmi, o meglio mi manda a dire, che tanto io cerco solo una cosa, abile calcolatrice.
E c' è ancora qualcun altro che viene a dirmi che io devo mettermi prima di tutto e tutti; perchè mettere qualcuno al di sopra di me stessa è sbagliato, perchè "a me poi non ci penserà nessuno"; per non aggiungere poi, quale sarà il finale.
Mi viene quasi da ridere.
Non proprio da ridere veramente, ma mettiamola così.
martedì, 08 aprile 2008
Seduta alla sua scrivania, cerca qualcosa da fare.
Ha mal di testa, è come se avesse un calo di energia.
Fuori diluvia, il cielo è quasi bianco e fa piacere essere a casa accanto al termosifone.
Strategicamente arrampicata tra lo sgabello e la sedia ha voglia di scrivere, e guarda l' ora.
Quante cose, quante...
Si alza, rimane di fronte la libreria; c' è un contenitore di vetro, piccolino, quadrato, nascosto da un tanto più grande beauty case in tessuto nero.
I Frutti...
Ripensa automaticamente a poco prima, quando "qualcuno" ha rovesciato la propria scatola sul pavimento.
Lo prende in mano e "quasi quasi..." Però "è cioccolata... Non dovrebbe"
Oh, a quel paese.
Svita il tappo, sceglie quella chicca dolce e per una volta chi se ne importa.
Rimette quelle piccole tentazioni al loro posto, prima di fare altri danni e rimane a guardare fissa dalla finestra.
Il cioccolato le si scioglie sulla lingua, accompagnato dalla croccantezza della mandorla.
Ha le braccia conserte, si appoggia con il profilo del braccio destro allo spigolo del muro e l' osso destro del bacino tocca il davanzale; ha le gambe intrecciate.
Non si sente nemmeno la televisione dall' altra stanza, solo la pioggia che cade e il passare delle macchine sull' asfalto bagnato.
Sorride.
Pensa a lui.
"Quanto bene. Quanto...".
venerdì, 08 febbraio 2008
Con la sua solita camminata svelta, di chi ha sempre poco tempo e troppa fretta... Anche quando è in anticipo.
Passa davanti una vetrina, la guarda distratta, continuando spedita con la testa altrove.
Si ferma, improvvisamente; che fosse stata in macchina ci avrebbe lasciato il battistrada, su quel pavimento.
Le viene in mente lui, le tornano in mente piccoli discorsi senza senso.
Rimane così; un attimo di esitazione ed è già entrata.
E pensa, e li guarda e li prende in mano, e non si decide.
"Li prendo, non li prendo, sì ma quale? ... E se... E' improbabile, ma..." meglio scansare ogni dubbio.
E allora pazienza a una parte della sorpresa; il cellulare già in mano, e il pollice che vola sui tasti che sembra nemmeno sfiorarli.
E la risposta è immediata.
I minuti che passano, e lei che rimane ancora lì; la testa appena reclinata di lato, l' unghia del pollice che le accarezza il labbro inferiore.
"Questi, o quelli, o gli altri?"
Li riprende in mano, li rigira tra le dita quei portachiavi... Poi li rimette a posto, e ricomincia da capo... E non ce la fa proprio, a chiudere quel circolo vizioso.
Tempo non ne ha molto, e una tale indecisione infastidisce anche lei.
Basta, prende quelli.
Perchè... Perchè sì. "Perchè siamo così.". Dolcemente diabolici.
La cassa libera, e la commessa le prende quello che aveva scelto.
"I nomi?", le chiede; ma quello di lei, quando mai. E il suo... Che strano effetto le fa dirlo ad alta voce.
Ha un suono dolce. Hanno un suono dolce.
E le nasce un sorriso sulle labbra, le si arrossano le guance, e lei quasi non se ne accorge.
Paga velocemente, con quel sorriso diventato una risata, ricordandosi appena lo scontrino.
Esce in fretta, svicolando tra l' espositore e una cliente appena entrata, con lo zaino ancora aperto, il biglietto ancora da obliterare in bocca, il portafoglio in una mano e la bustina nell' altra.
Si ferma solamente dopo qualche passo; "questo qui, questo qua... E... Cavoli, il biglietto da obliterare!"
E di nuovo di corsa, prima di accorgersi di avere ancora una manciata di minuti di anticipo a disposizione.
Non c' è niente da fare: è fatta così.
...
Perché sei
viva viva cosi come sei
quanta vita hai contagiato
quanta vita brucerai
Chè sei viva viva
per quella che sei
niente rate, niente sconti
solo viva come vuoi...
...
domenica, 25 novembre 2007
Tornare...
Arrivando a tempo di record, dopo una brioche al volo, perchè non c' è un' anima per strada.
Camminando in punta di piedi per quanto i tacchi lo consentano.
Con i capelli appena lavati increspati dal freddo e l' umidità.
Il piumino ancora addosso e il trucco sul viso, senza nemmeno togliere gli stivaletti e lasciando la borsa appoggiata dietro il monitor, trovarmi seduta qui davanti; stanca, facendo il meno rumore possibile con la tastiera, con la sola voglia di mettermi a letto e rilassarmi un pò.
Però mi sono divertita.
martedì, 13 novembre 2007
Piove.
Me ne accorgo per caso, non me ne ero resa conto.
Mi sono alzata un momento, sono andata a bere un bicchiere d' acqua e tornando ho sentito lo slittare delle gomme sull' asfalto.
Ascoltavo "
Time for us; il mal di testa è sopportabile.
Non la sento, ma la vedo.
Mi affaccio un momento alla finestra; sulle macchine parcheggiate, sulla strada bagnata, nella controluce gialla dei lampioni dall' altro lato del marciapiede.
Non pioveva così da tanto; è un' incanto guardarla.
Spengo le casse, rimango lì; solo un istante.
E in lontananza, un rombo conosciuto; nemmeno il tempo di voltarmi verso la strada, e lei sgasando è già scappata via.
mercoledì, 08 agosto 2007
Cosa importa se è finita
che cosa importa se ho la gola bruciata o no.
Ciò che conta è che sia stata
come una splendida giornata!
Una splendida giornata
straviziata, stravissuta, senza tregua
Una splendida giornata
sempre con il cuore in gola fino a sera
finché la sera non arriverà!
Ma che importa se è finita
che cosa importa se era la mia vita o no.
Ciò che conta è che sia stata
una fantastica giornata, morbida!
Oh splendida giornata
che comincia sempre con un'alba timida
oh splendida giornata
Quante sensazioni, con quali emozioni poi...
poi alla fine ti travolgerà!
Ma che importa se è finita
che cosa importa se ho la gola bruciata o no.
Cosa importa s'è durata
quello che conta è che sia stata
una splendida giornata
stravissuta, straviziata, stralunata
Una splendida giornata
sempre con il sole in faccia fino a sera
finché la sera di nuovo sarà.
- Vasco -
E per fortuna che nemmeno Vasco mi va giù per niente.
martedì, 17 luglio 2007
Il silenzio assonnato di una città già in movimento.
Brividi lungo la schiena mentre il vento le accarezzava la pelle con leggerezza.
Un trolley colmo di cose che non avrebbe usato per la metà, poca voglia, tanta malinconia; ecco come partiva.
Nemmeno arrivata in stazione, e già pensare al ritorno; ecco, le premesse per quella che sarebbe dovuta essere una vacanza nel vero senso della parola.
Tranquillità, serenità, un gruppo d' amici e una spiaggia.
Ma ci sono troppe cose da fare, troppe cose cui pensare per potersi concentrare solo su sè stessa; la casa da sistemare, la spesa da fare, il cercare un punto comune tra le iniziali cinque voci che di comune non avevano proprio nulla.
... E naturalmente, l' inventarsi un qualche modo di comunicare pseudo comprensibile, nell' intento di vincere una delle tante briscolate notturne.
E anche quando rimaneva sola, su quell' asciugamano al sole, c' era sempre altro ad occuparle la mente; quando un libro, quando un mp3, quando le urla di qualche ragazzino ignorante del concetto di inquinamento acustito.
Lo voleva, in fondo, uno attimo per pensare; lasciarsi invadere da quelle sensazioni, qualunque esse fossero, capirle e viverle.
Silenzio... E non c' era più nulla di importante, mentre ascoltava le onde scivolare sul bagnasciuga, mentre la sabbia le accarezzava i piedi come fosse velluto, mentre imparava a riconoscere un Grande Carro che non aveva mai visto.
E i giorni passano; tra le giornate ormai schematizzate nell' abitudine, nell' odore di salsedine, nella sabbia che non ricordava più, nelle risate di qualche sciocchezza inventata sul momento.
Si ritrova su quel treno, di fronte quegli amici e quella coppia appena nata e così tenera, addormentata; tutti con i loro mp3 accesi, tutti immersi nei loro mondi, chi dormendo, chi come lei guardando fuori da un finestrino mentre il sole muore lasciandosi il golfo alle spalle.
E ancora tanta malinconia.
I minuti scorrono, il treno rallenta; i sogni si infrangono, lasciando il dovuto spazio alla realtà.
Un fischio, e le porte che si aprono; nella frenetica fretta di chi arriva e chi parte, nell' entusiasmo di chi cerca qualcuno tra chi scende, nella tristezza di chi vede qualcun altro salire, loro erano tornati a casa.
lunedì, 09 luglio 2007
Fuori è buio.
I lampioni dalla scura luce gialla le scorrono accanto senza troppa fretta.
La osserva ancora questa città; come ogni volta, rapita da tanto splendore.
La notte è piena, e in giro ormai non c' è quasi più nessuno; avverte appena una lieve debolezza, il pallore sul suo viso è evidente.
Ha fame.
E nessuna voglia di andare a caccia.
La musica si rovescia forte dagli altoparlanti, rimbomba nel silenzio circostante e si perde nel cielo buio.
La strada di casa; dritta per dritta, senza deviazioni.
Per stasera andranno bene anche cani e gatti.
Graffiato da
LadyAster | alle ore
22:05 |
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