Fa male.
Fa ancora male.
Un male cane.
E non c'è verso, non c'è soluzione.
Non ci sono parole, non ci sono gesti, non ci sono sguardi che rendano l'idea.
Quando ti illudi di aver alzato la faccia da terra ed esserti appoggiata sulle mani graffiate e sporche di sangue, in un vano tentativo di rialzarti... E ti arriva una botta sulla schiena che ti risbatte a terra; le mani scivolano tagliandosi ancora di più, e la faccia è di nuovo sporca della polvere che respiri e dei graffi che segnano le guance.
Perchè fai finta di non vederle le cose.
Fai finta di non sentirle.
Ti metti a pensare ad altro, tutto il giorno, anche se poi ci sono notti che ti trascinano sveglia fino alle 4 passate.
E tu che non riesci a staccarti da tutto quello di cui invece dovresti liberarti. A partire dal computer.
Così finisce che quando poi le cose te le vedi sbattute in faccia, ti senti crollare di nuovo. A capofitto.
Comincia con una lacrima che riga il viso, mentre fai finta di niente e continui a parlare... Ma dura tre secondi. Solo il tempo di capire che non riuscirai a fare finta di niente, che non riuscirai a trattenerti, che fa male, fa ancora così dannatamente male come il primo giorno.
Lo stomaco si serra, una lama che ti trapassa da parte a parte, e la ferita ancora viva sul cuore che violentemente si strappa e ricomincia a sanguinare. Nemmeno stessero cercando di tirartelo fuori a mani nude... Quel cuore, o quel che ne rimane.
Mordi le labbra per non urlare; grida senza voce che rimangono strozzate in gola.
Che ti strozzano il respiro. E smetti di respirare, ed è come soffocassi tra il dolore e le lacrime.
La testa ti sembra scoppiare, e forse sarebbe anche meglio.
Non sai cosa faccia più male; se lui, o il fatto che non meriti il tuo sentirti morire così, lo stare ancora così male, o il fatto che nonostante tu ci stia provando poi basta poco, davvero poco per sentirti cadere di nuovo. E ti fa rabbia. Una rabbia che ti prenderesti a schiaffi.
Chi cazzo sei per farmi stare così?
Chi ti ha dato il diritto, o anche solo la possibilità, di farmi questo?
Io.
Sono stata io.
E aspetto.
Aspetto che lo stomaco si rilassi quel tanto da riuscire a riempire i polmoni.
Aspetto di tornare a respirare.
Aspetto che il cuore smetta di battere forte da sembrare stia per esplodere.
Aspetto che la testa smetta di pulsare.
Aspetto.
Il dolore, quello no, non passa.
Ma riprendo il controllo, bene o male.
Quindi mi alzo, faccio una doccia, come se una passata di spugna e schiuma possa lavar via tutto questo, poi magari cerco qualcosa per cena.
Graffiato da LadyAster | alle ore 23:34 | commenti (2)

