Ogni tanto per casa mi ritrovo ancora pezzi di te.
Credevo di aver preso tutto e averlo buttato in un angolo della mia stanza, fatto sparire per non trovarmelo più in giro, per non trovarmelo più davanti e aver voglia di spaccare tutto.
Niente di tuo fondamentalmente, o molto poco; per la maggior parte erano i miei riassunti di quella che non oso nemmeno definire storia con te, perchè offenderei quelle vere di storie.
Pezzi di carta, pagine e pagine e pagine di messaggi.
Ed è proprio una di quelle pagine che mi sono ritrovata per le mani poco fa; aprivo un blocco di carta riciclata e tra i fogli vergini sfusi spunta un angolo scritto in blu. E' la mia callgirafia, il tratto è fine e "dev'essere lì da un bel pezzo perchè non me lo ricordo".
Ho iniziato a leggerlo, per capire cos'era, e se valeva la pena tenerlo.
Febbraio 2008; mucchi di parole su quanto ti mancassi, su quanto volessi amarmi (e quasi mi metto a ridere.) su quanto non ti perdonassi l'avermi persa, e l'esserne stato tu stesso la causa.
Un mese dopo eri folle d'amore per un'altra.
Ti sei divertito a prendermi in giro fino all'ultimo minuto, fino all'ultima parola che ti ho permesso di rivolgermi. Se fossi stata tanto stupida e cieca da cascarci anche quella volta, a quest'ora avrei tutto il corpo fasciato, non solo la testa. Sarei in lista d'attesa per un trapianto di cuore e fegato, non avrei più un millimetro di stomaco perchè autodistrutto. Mi ritroverei ancora ad incazzarmi per tutte le mille ragioni per cui mi incazzavo fino a quando ti ho buttato fuori dalla mia vita, più una.
Non riuscirei a guardarmi allo specchio senza aver voglia di prendermi a schiaffi, per come ho calpestato la mia dignità nel perdere tempo dietro a te. Meritavo di meglio, l'ho sempre meritato; e avrei dovuto capirlo subito, dalla prima volta che mi dicesti che "non volevi farmi soffrire". E invece no, mi ero inetestardita, saresti stato mio e non guardavo in faccia nessuno. E niente: nemmeno tutti i chiari e palesi segnali che mi mandavi. Sono stata male, mi sono arrabbiata senza dire nulla, ti ho guardato in silenzio provarci con tutte le altre, poi mi sono ribellata, ho pianto, mi sono incazzata e ti ho urlato contro tutta la mia rabbia. Mi sono fatta trattare come carne da macello. Faceva male; lo dicevo ma poi sono rimasta zitta, e ti ho lasciato fare e dire. Non hai capito, non hai mai capito. E tutte le volte che avrei dovuto sbattere quella portiera e andarmene. Mi hai preso a pugnalate nel cuore: io te lo davo, e tu ti divertivi a ridurlo in pezzi. E ogni volta era così, in un circolo vizioso senza fine che ho lasciato si protraesse fin troppo a lungo. Mi sono annullata, per mesi e mesi e mesi. Ma come ho fatto? Come? Questo, tutto questo non me lo perdonerò mai.
Mi sono raccolta, ho rimesso insieme i pezzi e mi sono ricostruita. Mi sono rimessa in piedi, e ho imparato che il rispetto per me stessa è qualcosa che non permetterò più a nessuno di portarmi via. E presto arriverà anche il giorno in cui la mia corte mi riconoscerà non colpevole.
No, non era un pezzo di carta che valeva la pena tenere.
Scrivo queste righe ascoltandole nella mia testa, come pronunciate da un narratore fuori campo che alla fine di una storia ne racconta l'epilogo.
Le rileggo a bassa voce, invece che in silenzio come al mio solito, e le sento ormai così lontane e distanti che quasi mi sembra non mi appartengano più.
E tu, amore mio, anche stanotte sei così lontano... Ed io invece ho così voglia di averti con me, spegnere la luce e dare vita alla nostra notte. Ma tu non ci sei... E mi manchi.
Graffiato da LadyAster | alle ore 23:09 | commenti (2)

